Il conto deposito sconta due imposte: una ritenuta del 26% sugli interessi, trattenuta dalla banca al momento dell'accredito, e un'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul capitale depositato. La prima riduce il guadagno, la seconda si paga anche se il conto non rende nulla.

Esempio: 10.000 euro al 3% lordo per un anno producono 300 euro di interessi. La ritenuta ne trattiene 78, il bollo costa 20 euro: il guadagno netto è di 202 euro, cioè il 2,02%.

Le regole che seguono valgono per i risparmiatori privati (persone fisiche non imprenditori) fiscalmente residenti in Italia.

In breve: le tasse sui conti deposito

  • Interessi: ritenuta del 26%, applicata solo agli interessi e mai al capitale versato.

  • Imposta di bollo: 0,20% annuo (2 euro ogni 1.000 euro), proporzionale ai giorni del periodo rendicontato.

  • Nessuna soglia di esenzione: la franchigia dei 5.000 euro vale per il conto corrente, non per il conto deposito.

  • Libero o vincolato: il trattamento fiscale è identico.

  • Banca italiana: trattiene e versa le imposte; gli interessi non vanno indicati nel 730.

  • Banca estera senza sostituto d'imposta italiano: gli interessi si dichiarano e al posto del bollo si paga l'IVAFE dello 0,20%.

Imposta Aliquota Su cosa si calcola Chi la versa
Ritenuta sugli interessi 26% Interessi accreditati La banca italiana, come sostituto d'imposta
Imposta di bollo 0,20% Valore del deposito alla data di rendicontazione, rapportato ai giorni La banca, addebitandola al cliente salvo promozioni
IVAFE (deposito estero) 0,20% annuo (0,40% in Stati a fiscalità privilegiata) Valore del deposito estero, rapportato ai giorni di detenzione Il contribuente in dichiarazione, se non interviene un intermediario italiano

Come vengono tassati gli interessi del conto deposito

Gli interessi del conto deposito sono redditi di capitale. La banca applica una ritenuta del 26% (art. 26 del D.P.R. 600/1973, aliquota fissata dall'art. 3 del D.L. 66/2014) e accredita al cliente l'importo già netto.

Per le persone fisiche non imprenditori la ritenuta è a titolo d'imposta: è definitiva. Gli interessi non si sommano agli altri redditi, non seguono gli scaglioni IRPEF e non vanno riportati nella dichiarazione dei redditi.

Come si calcola la ritenuta del 26%

Ritenuta = Interessi lordi × 26%

Interessi netti = Interessi lordi × 74%

Con 10.000 euro depositati per un anno al 3% lordo:

Voce

Importo

Capitale depositato

10.000 €

Tasso annuo lordo

3%

Interessi lordi

300 €

Ritenuta fiscale (26%)

78 €

Interessi accreditati

222 €

Dai 222 euro accreditati va ancora sottratta l'imposta di bollo, se è a carico del cliente.

Quando viene applicata la ritenuta

La ritenuta scatta quando gli interessi vengono accreditati, non mentre maturano. La data dipende dal contratto:

  • Interessi a scadenza: tassati tutti insieme alla fine del vincolo.

  • Interessi periodici: tassati a ogni accredito (mensile, trimestrale, semestrale o annuale).

  • Interessi anticipati: tassati al momento dell'accredito iniziale.

Per capire come funzionano tassi, vincoli e accrediti puoi leggere la guida su come funziona un conto deposito.

Imposta di bollo sul conto deposito: quanto si paga

L'imposta di bollo sul conto deposito è pari allo 0,20% annuo del capitale depositato: 2 euro ogni 1.000 euro tenuti sul conto per un anno intero (art. 13, comma 2-ter, della Tariffa allegata al D.P.R. 642/1972).

A differenza della ritenuta, il bollo non dipende dagli interessi: si paga sul valore del deposito, anche quando il rendimento è basso o nullo. Per le persone fisiche non è previsto un tetto massimo: il limite annuo di 14.000 euro riguarda solo clienti diversi dalle persone fisiche.

Come si calcola l'imposta di bollo

Con capitale costante per un anno intero:

Bollo = Capitale depositato × 0,20%

Capitale depositato

Bollo annuo

5.000 €

10 €

10.000 €

20 €

20.000 €

40 €

50.000 €

100 €

100.000 €

200 €

Per periodi più brevi il bollo è proporzionale ai giorni: 10.000 euro tenuti per sei mesi pagano circa 10 euro. La banca calcola l'imposta sul valore del deposito alla data di ogni rendiconto, rapportandola ai giorni del periodo; se il saldo cambia durante l'anno, quindi, non basta moltiplicare la giacenza media per lo 0,20%.

Si paga il bollo anche con meno di 5.000 euro?

Sì. Il conto deposito paga lo 0,20% dal primo euro.

L'esenzione sotto i 5.000 euro di giacenza media riguarda l'imposta fissa di 34,20 euro dovuta dalle persone fisiche su conti correnti e libretti di risparmio. È un'imposta diversa, con regole diverse.

Chi paga il bollo: banca o cliente?

Per legge il bollo è a carico del cliente, ma alcune banche se ne fanno carico, spesso solo per un periodo promozionale. Prima di aprire il conto, nel foglio informativo verifica:

  • se il bollo è a carico della banca e fino a quando;

  • con quale periodicità vengono emessi i rendiconti;

  • se ci sono altri costi che riducono il rendimento.

Differenza tra tassazione del conto deposito e del conto corrente

Gli interessi sono tassati al 26% in entrambi i casi. Cambia l'imposta di bollo:

Caratteristica Conto deposito Conto corrente (persone fisiche)
Tassazione interessi 26% 26%
Tipo di bollo Proporzionale: 0,20% annuo Fisso: 34,20 € annui
Base di calcolo Valore del deposito Importo fisso; la giacenza media decide solo se è dovuto
Esenzione sotto 5.000 € No Sì, se la giacenza media annua non supera 5.000 €
Funzione Remunerare la liquidità Pagamenti e operatività quotidiana

Conta la natura del rapporto, non il nome commerciale. Secondo l'Agenzia delle Entrate (circolare 15/E del 2013), i depositi che costituiscono la provvista di un conto corrente, come alcune somme vincolate all'interno del conto, pagano il bollo fisso del conto corrente. I depositi giuridicamente distinti dal conto corrente pagano lo 0,20%.

Come calcolare il rendimento netto dopo tasse e bollo

Guadagno netto = Interessi lordi − Ritenuta del 26% − Bollo a carico del cliente − Altri costi

Per un anno, con capitale costante e bollo a carico del cliente, esiste una scorciatoia:

Tasso netto = Tasso lordo × 0,74 − 0,20 punti percentuali

Con il 3% lordo: 3 × 0,74 − 0,20 = 2,02% netto.

Esempi di rendimento netto con tassi diversi

10.000 euro per 12 mesi, interesse semplice, bollo di 20 euro a carico del cliente, nessun altro costo:

Tasso lordo Interessi lordi Ritenuta 26% Bollo Guadagno netto Tasso netto
2% 200 € 52 € 20 € 128 € 1,28%
2,5% 250 € 65 € 20 € 165 € 1,65%
3% 300 € 78 € 20 € 202 € 2,02%
3,5% 350 € 91 € 20 € 239 € 2,39%
4% 400 € 104 € 20 € 276 € 2,76%

Simulazioni indicative con tasso e capitale costanti. Il risultato effettivo dipende dal contratto e dalle date di rendicontazione.

Conto deposito vincolato o libero: cambia la tassazione?

No. Ritenuta del 26% e bollo dello 0,20% si applicano allo stesso modo al conto vincolato e a quello libero.

Cambia invece il rendimento effettivo. Nel vincolato, uno svincolo anticipato può ridurre o azzerare gli interessi previsti dal contratto; nel libero il tasso può cambiare nel tempo. In entrambi i casi il bollo si paga sul capitale per tutto il periodo in cui resta sul conto.

Per approfondire abbiamo preparato un calcolatore di interessi per i conti deposito, gratuito e facilmente utilizzabile.

Il conto deposito va dichiarato nel 730?

No, se la banca è italiana. La banca trattiene la ritenuta a titolo d'imposta e versa sia la ritenuta sia il bollo: nel 730 non va indicato nulla.

Le cose cambiano con un conto aperto presso una banca estera che non applica la ritenuta italiana: in quel caso gli adempimenti passano al contribuente.

Tassazione dei conti deposito esteri

Un residente fiscale in Italia paga le imposte italiane anche sugli interessi di un deposito estero. Se nessun intermediario italiano fa da sostituto d'imposta, il contribuente deve:

  • dichiarare gli interessi e versare l'imposta sostitutiva del 26% (quadro RM del modello Redditi PF), scomputando nei limiti previsti le eventuali imposte trattenute all'estero;

  • compilare il monitoraggio fiscale: quadro RW del modello Redditi PF oppure quadro W del 730;

  • pagare l'IVAFE al posto del bollo: 0,20% annuo del valore del deposito, che sale allo 0,40% per le attività detenute in Stati o territori a fiscalità privilegiata.

L'IVAFE proporzionale riguarda i depositi esteri; per conti correnti e libretti di risparmio esteri si paga invece un'imposta fissa di 34,20 euro, con la stessa esenzione sotto i 5.000 euro di giacenza media.

Molte piattaforme che collocano conti deposito di banche estere applicano direttamente la ritenuta italiana e l'imposta patrimoniale: in quel caso gli adempimenti si semplificano. Un IBAN estero, da solo, non basta per capire quali obblighi hai: verifica nel contratto chi applica le imposte e se l'intermediario opera come sostituto d'imposta italiano.

Come ridurre l'incidenza delle imposte sul rendimento

La ritenuta del 26% non si può evitare cambiando banca. Puoi però scegliere condizioni che lasciano più netto:

  • Bollo a carico della banca: a parità di tasso vale fino a 0,20 punti di rendimento in più all'anno.

  • Tasso stabile o promozionale: un tasso alto per pochi mesi può rendere meno di uno più basso ma garantito per tutta la durata.

  • Durata coerente con le tue esigenze: uno svincolo anticipato può costare gli interessi.

  • Costi accessori: controlla le spese del conto corrente di appoggio.

Se vuoi capire se lo strumento fa per te, leggi quando conviene aprire un conto deposito. Oppure confronta direttamente i migliori conti deposito sul nostro sito.

L'analisi dell'esperto

Donato Rossiello
Donato Rossiello Consulente Finanziario

Il bollo a carico della banca vale più dei suoi 0,20 punti: equivale a circa 0,27 punti di tasso lordo. E pesa di più quando i tassi scendono: sotto lo 0,27% lordo il conto deposito chiude l'anno in perdita. Nel confronto con i BTP conta l'aliquota: per eguagliare un BTP al 3% serve un conto deposito al 3,55% circa.

FAQ

Sì. Il bollo si calcola sul capitale depositato, non sul rendimento: è dovuto anche con tasso zero o con interessi non ancora accreditati.

No. Per le persone fisiche la ritenuta del 26% è a titolo d'imposta: gli interessi restano fuori dal reddito complessivo e non fanno salire lo scaglione IRPEF.

No. Gli interessi sono redditi di capitale, mentre le minusvalenze di titoli, fondi o ETF si compensano solo con redditi diversi di natura finanziaria, come le plusvalenze.

No. Il bollo si applica al rapporto, non ai singoli intestatari: un conto da 20.000 euro paga 40 euro l'anno, che siano intestatarie una o due persone.

Non per le persone fisiche: lo 0,20% si applica a tutto il capitale. Il tetto di 14.000 euro annui vale solo per i clienti diversi dalle persone fisiche, come società ed enti.

Fonti utilizzate

Le informazioni riguardano il regime ordinario dei risparmiatori privati fiscalmente residenti in Italia e sono aggiornate al 29 ottobre 2026. Imprese, professionisti e situazioni particolari possono richiedere una valutazione individuale.