Punti chiave
Nel regime amministrato è generalmente l'intermediario a calcolare e versare le imposte dovute sulle operazioni effettuate.
Nel regime dichiarativo è invece l'investitore a dover gestire gli adempimenti fiscali previsti, normalmente attraverso la dichiarazione dei redditi.
Molti intermediari italiani permettono di utilizzare il regime amministrato, mentre con diversi broker esteri il cliente italiano opera in regime dichiarativo.
La fiscalità è quindi uno degli aspetti da controllare prima di aprire un conto trading, insieme a costi, strumenti disponibili e caratteristiche dell'intermediario.
Regime amministrato o dichiarativo? È una delle differenze più importanti da conoscere quando si apre un conto trading, soprattutto perché può cambiare sensibilmente il modo in cui vengono gestite le imposte sugli investimenti.
Con il regime amministrato gran parte degli adempimenti fiscali viene gestita direttamente dall'intermediario. Nel regime dichiarativo, invece, è il contribuente a dover determinare e dichiarare quanto previsto dalla normativa fiscale.
La differenza può sembrare tecnica, ma ha conseguenze molto pratiche. Due conti trading apparentemente simili possono richiedere una gestione fiscale completamente diversa.
Cos'è il regime amministrato?
Nel regime del risparmio amministrato l'investitore affida all'intermediario anche la gestione degli adempimenti fiscali relativi alle operazioni che rientrano nel regime.
La banca o l'intermediario agisce generalmente come sostituto d'imposta: calcola le imposte dovute sui risultati delle operazioni e provvede al relativo versamento secondo quanto previsto dalla normativa.
Per il cliente il principale vantaggio è quindi la semplicità. Immaginiamo, ad esempio, che un investitore acquisti uno strumento finanziario e successivamente lo venda realizzando una plusvalenza imponibile. In regime amministrato sarà normalmente l'intermediario a determinare l'imposta dovuta e ad applicarla.
Il cliente non deve quindi effettuare personalmente tutti i calcoli relativi alle singole operazioni gestite nell'ambito del rapporto.
Cos'è il regime dichiarativo?
Nel regime dichiarativo la gestione fiscale rimane invece in capo all'investitore. L'intermediario esegue le operazioni di trading, ma non applica necessariamente le imposte italiane come sostituto d'imposta. Sarà quindi il contribuente a dover riportare nella propria dichiarazione quanto previsto dalla normativa e a versare le eventuali imposte dovute.
Questo richiede inevitabilmente una maggiore attenzione. Bisogna disporre della documentazione relativa alle operazioni effettuate e determinare correttamente gli importi da indicare nella dichiarazione. Per questo motivo chi utilizza un conto in regime dichiarativo può decidere di rivolgersi a un commercialista o a un professionista per la gestione degli adempimenti fiscali.
Qual è la differenza tra regime amministrato e dichiarativo?
La differenza fondamentale riguarda quindi chi si occupa della fiscalità degli investimenti.
| Caratteristica | Regime amministrato | Regime dichiarativo |
|---|---|---|
| Gestione fiscale | Principalmente affidata all'intermediario | Principalmente a carico dell'investitore |
| Sostituto d'imposta | Generalmente sì | Generalmente no |
| Calcolo delle imposte sulle operazioni | Effettuato dall'intermediario per le operazioni comprese nel regime | A carico del contribuente |
| Adempimenti | Più semplici per il cliente | Richiedono maggiore attenzione |
| Supporto di un professionista | Può non essere necessario per le sole operazioni gestite dall'intermediario | Può essere utile, soprattutto in presenza di numerose operazioni |
La tabella rappresenta naturalmente una semplificazione delle principali differenze. Gli obblighi effettivi dipendono dalla situazione del contribuente, dagli strumenti utilizzati e dalle caratteristiche dell'intermediario.
Si può scegliere tra regime amministrato e dichiarativo?
Dipende dall'intermediario. Alcune banche e piattaforme consentono al cliente di scegliere il regime fiscale applicabile tra quelli disponibili. Altri intermediari prevedono invece una modalità specifica per i clienti italiani.
Nel caso dei broker esteri che non operano come sostituti d'imposta italiano, il regime amministrato potrebbe semplicemente non essere disponibile.
Per questo motivo è opportuno controllare le condizioni del conto trading prima dell'apertura e, in caso di dubbi, chiedere direttamente all'intermediario quale trattamento venga applicato ai clienti fiscalmente residenti in Italia.
Perché molti investitori preferiscono il regime amministrato?
Il principale vantaggio del regime amministrato è la semplicità nella gestione fiscale. Chi effettua numerose operazioni durante l'anno può trovarsi a dover gestire acquisti, vendite, plusvalenze, minusvalenze e altri eventi fiscalmente rilevanti. Quando l'intermediario opera come sostituto d'imposta, buona parte di questo lavoro viene effettuata automaticamente.
Per un investitore che vuole acquistare e vendere strumenti finanziari senza occuparsi direttamente del calcolo delle imposte, questa caratteristica può avere un valore significativo.
È uno dei motivi per cui, nel confronto tra conti trading, non bisognerebbe guardare soltanto alle commissioni applicate sulle operazioni.
Il regime dichiarativo è uno svantaggio?
Non necessariamente. Il regime dichiarativo richiede una gestione fiscale più attiva, ma questo non significa che un conto trading che lo utilizza sia automaticamente meno conveniente.
Alcuni broker possono offrire commissioni competitive, un numero elevato di mercati, piattaforme evolute o strumenti finanziari non disponibili presso altri intermediari. Per alcuni investitori queste caratteristiche possono essere più importanti della comodità offerta dal regime amministrato.
La scelta deve quindi essere valutata nel suo complesso. Un broker non dovrebbe essere selezionato esclusivamente perché opera in regime amministrato, così come non dovrebbe essere escluso automaticamente perché richiede al cliente di gestire autonomamente gli aspetti fiscali.
È però fondamentale conoscere questa differenza prima di aprire il conto, in modo da non scoprire gli adempimenti necessari soltanto al momento della dichiarazione dei redditi.
Broker italiano o broker estero: cosa cambia?
La distinzione tra regime amministrato e dichiarativo diventa particolarmente importante quando si confrontano intermediari italiani e broker esteri.
Molte banche e società di intermediazione che operano in Italia possono offrire ai clienti la possibilità di utilizzare il regime amministrato, assumendo quindi il ruolo di sostituto d'imposta.
La situazione può essere differente con un broker estero che non opera in Italia come sostituto d'imposta. In questo caso il cliente residente fiscalmente in Italia può essere tenuto a gestire autonomamente gli obblighi fiscali relativi al conto e agli investimenti. Non bisogna quindi dare per scontato che tutti i broker funzionino nello stesso modo.
Prima dell'apertura è consigliabile verificare espressamente quale regime fiscale sia disponibile per i clienti italiani e quale documentazione venga fornita dall'intermediario per gli eventuali adempimenti.
Attenzione al monitoraggio fiscale dei conti esteri
Con un conto detenuto presso un intermediario estero può entrare in gioco anche il tema del monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all'estero.
A seconda delle caratteristiche del rapporto e della situazione del contribuente, possono essere previsti specifici obblighi dichiarativi e può essere dovuta l'IVAFE, Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero.
È un aspetto distinto dalla semplice tassazione delle plusvalenze e rappresenta uno dei motivi per cui l'utilizzo di un broker estero in regime dichiarativo può richiedere maggiore attenzione.
La situazione fiscale può cambiare in base alle caratteristiche del conto e del contribuente. In presenza di dubbi, soprattutto quando si utilizzano intermediari esteri, può quindi essere opportuno rivolgersi a un professionista.
Meglio regime amministrato o dichiarativo?
Per chi cerca soprattutto semplicità, il regime amministrato può rappresentare la soluzione più comoda, perché l'intermediario gestisce direttamente gran parte degli adempimenti fiscali relativi alle operazioni comprese nel rapporto.
Il regime dichiarativo richiede invece una maggiore partecipazione dell'investitore, che deve occuparsi della corretta dichiarazione delle attività e dei risultati ottenuti. In cambio, può permettere di utilizzare intermediari e piattaforme che non operano in Italia come sostituti d'imposta e che potrebbero offrire caratteristiche interessanti sotto altri punti di vista.
Non esiste quindi un regime migliore in assoluto.
Prima di aprire un conto trading è però fondamentale sapere quale regime verrà applicato. Commissioni e strumenti disponibili sono immediatamente visibili quando si confrontano due broker; gli adempimenti fiscali sono meno evidenti, ma possono fare una grande differenza nella gestione del conto nel corso degli anni.